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Il Messaggero – Cervelli, a volte ritornano

Il napoletano Carlo Toniatti, 58 anni, medico ricercatore in oncologia “emigrato” a Houston è di nuovo in Italia, all’IRBM di Pomezia, per sviluppare nuovi farmaci contro i tumori rari.

Il talento, lo studio, l’amore per l’Italia. E un centro d’eccellenza per la ricerca. Quattro ingredienti per una storia di cervelli in fuga con rientro, e di sfida alle più rare forme di cancro nell’avveniristica struttura di IRBM SpA di Pomezia nei cui laboratori di chimica e biologia è stato scoperto tra l’altro il vaccino anti-ebola.

Il cervello fuggito e rientrato è il medico e biologo Carlo Toniatti, 58 anni di Napoli, già capo della ricerca sul cancro nella più grande clinica oncologica universitaria al mondo, l’MD Anderson di Houston. Con lui è tornata la moglie, Alessia Petrocchi, chimica, tra gli artefici dell’Isentress, farmaco anti-Hiv/Aids. Da direttore di ricerca a Houston, Toniatti e la sua equipe in soli 6 anni hanno messo a punto tre farmaci in sviluppo clinico, con grandi risultati. Una storia di successo in tutte le sue parti. La prima è lui, Toniatti, originariamente approdato da Roma a Boston alla Merck & Co, poi da qui a Houston perché, dice, “l’idea era che sviluppando farmaci in una struttura universitaria con ventimila pazienti si potessero individuare terapie più innovative abbattendo i costi, a un quarto di quanto costerebbe a un’industria o azienda biotech”.

La diagnosi

Più si riesce a risparmiare, più è facile sviluppare farmaci contro malattie senza cura. “Tra università e industria c’è un rapporto complesso” avverte Toniatti. “Gli universitari pensano di essere i geni della situazione, mentre nell’industria non si crede molto ai dati che l’università pubblica, si riesce a riprodurne solo il 30 per cento”. Bisogna trovare un altro modo di cooperare, rendendo economicamente sostenibile il processo. Perciò, quando lo ha contattato Piero Di Lorenzo, presidente dell’IRBM SpA, fortemente impegnato a potenziare la ricerca interna e il network internazionale del Gruppo, Toniatti ha subito colto l’opportunità di ricreare in Italia, a Pomezia, il suo modello Houston, un Hub di collaborazione tra ricerca farmaceutica, università e industria nel campo delle cosiddette malattie rare.
“Cosiddette” perché si definisce rara una malattia che colpisce non più di 5 persone ogni 10mila abitanti, eppure le malattie rare conosciute e diagnosticate sono fra 7 e 8 mila. Il risultato è che le malattie trascurate, escluse malaria e tubercolosi, causano in tutto il mondo tra 500 mila e un milione di morti ogni anno. “La IRBM era il posto giusto”, dice Toniatti. “Vogliamo concentrarci sui tumori rari e malattie genetiche sa una parte, malattie degenerative come la corea di Hungtington dall’altra. Su malattie di questo tipo la big pharma non trova conveniente fare ricerca, mentre alla IRBM ci sono scienziati, strutture e mentalità per sviluppare farmaci all’interno. Appena sviluppato il farmaco, lo proponiamo all’industri aper testarlo sui pazienti secondo protocollo che ne riduce il numero necessario”.

Le terapie

L’altro motivo che ha spinto la coppia a rientrare in Italia si chiama Luca e ha 6 anni. “Se fossimo rimasti negli Usa, nostro figlio sarebbe diventato in tutto e per tutto americano. Ma noi amiamo l’Italia, poi ci hanno convinto il contesto IRBM e le agevolazioni fiscali con tassazione ridotta della metà per alcuni anni”. Così Piero Di Lorenzo ha messo a segno il colpo e Toniatti è oggi il direttore scientifico di 220 ricercatori che operano in laboratori super attrezzati di biologia e chimica, 22 mila metri quadrati su un parco di 72 mila. “Così vogliamo superare la barriera tra università e ricerca – conclude Toniatti – il focus è creare un network, una rete di collaborazione sfruttando quello che sappiamo fare: farmaci”.

Fonte: Il Messaggero – Cervelli, a volte ritornano, 25 Luglio 2018

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