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L’Espresso: Dall’Ebola alle sigarette

I loro nomi sono finiti sui giornali di tutto il globo per il vaccino anti-Ebola, prossimo a una sperimentazione sull’uomo che potreb­be partire nelle prossime settimane. La lrbm SpA di Pomezia e il suo amministratore delegato, Piero Di Lorenzo, hanno però una storia molto particolare.

Nel  2009 il  laboratorio  laziale  faceva parte del colosso farmaceutico Merck & Co., che aveva deciso dichiuderlo. Di Loren­zo, un consulente che per Merck curava i rapporti con le istituzioni italiane, decise di rilevare la struttura. La Irbm riaprì i battenti con 35 collaboratori, una piccola parte dei 200 tecnici che ci lavoravano ai tempi della Merck.

“Ora siamo tornati ai livelli di prima, ed è rientrato l’85 per cento di quelli che erano andati a lavorare altrove, spesso all’e­stero”, racconta Di Lorenzo, 63 anni, che fino al caso Ebola era conosciuto alle crona­che soprattutto per le denunce di estorsione fatte alla magistratura nei confronti di due dirigenti Rai, con i quali si sarebbe scontrato nella sua attività di produttore televisivo.

Il vaccino anti-Ebola nasce da un’intuizione di Riccardo Cortese, un biologo dell’Università Federico Il di Napoli, con ilquale flrom ha costruito i laboratori per effettuare la sperimentazione, ora condotta sotto la regia della GlaxoSmithKlein, che ha rilevato la società di Cortese. Ma la lrbm ha diverse altre partnership. Una di queste è con la British American Tobacco, gigante mondiale delle sigarette, che di recente ha annunciato un piano d’investimenti da un miliardo di euro sulla filiera produttiva del tabacco in Italia, con accordi di fornirura che vanno dai coltivatori delle foglie alle macchine utensili. A Irbm la multinazionale ha affidato il com­pito di effettuare una sperimentazione per lo sviluppo delle sigarette elettroniche, già lan­ciate in Gran Bretagna, dove la regolamenta­zione è più stabile.
Il contratto con il gruppo Bat, guidato in Italia da Marc Lundeberg, prevede un’in­dagine prima in vitro e successivamente sull’uomo, e ha un valore complessivo da 3 milioni.

Di Lorenzo, che vuole faredella sua azienda il ponte fra il mondo dell’università e quello dell’industria, dice che Irbm e le società collegate hanno raggiunto nel com­plesso un giro d’affari da 30 milioni.

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