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Italia Salute: Ebola, ecco il vaccino

Efficacia del 100 per cento secondo l’Oms

Uno dei vaccini in sperimentazione per fermare Ebola si è rivelato efficace al 100 per cento. Lo ha detto Marie-Paule Kieny, assistente del direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità Margaret Chan.

Il vaccino è Vsv-Ebov, scoperto dagli scienziati del National Institute of Health canadese e sviluppato da Merck Sharp and Dohme. Dai risultati presentati su Lancet si evince che il vaccino è riuscito a proteggere gli oltre 2000 soggetti che hanno partecipato alla profilassi, mentre nel gruppo di controllo sono state registrate 16 infezioni.

Vsv-Ebov non è tuttavia l’unico vaccino in fase di sperimentazione. Non sono emersi problemi di sicurezza finora dalla sperimentazione in corso sul vaccino italiano contro Ebola. Sul New England Journal of Medicine sono stati pubblicati i primi risultati di fase I della sperimentazione sul vaccino sviluppato dall’azienda italiana Okairos, che ne ha venduto poi i diritti a GlaxoSmithKline.

Il vaccino non ha prodotto effetti collaterali gravi e ha assicurato una risposta immunitaria nei 20 volontari sani che lo hanno ricevuto. Due di loro hanno sviluppato febbre nei giorni successivi, ma la temperatura è rientrata subito nella normalità.

Anthony Fauci, direttore del National Institute of Allergy e coordinatore dello studio, commenta: “il profilo di sicurezza è incoraggiante, in quanto è la constatazione che la dose più alta di vaccino ha indotto una risposta immunitaria del tutto paragonabile a quella che in laboratorio ha completamente protetto gli animali da Ebola”.

A gennaio partirà la seconda fase dello studio, in Liberia. I volontari riceveranno un placebo, il vaccino di GlaxoSmithKline e un altro prodotto da NewLink, e i medici confronteranno i tassi di infezione.

In caso di esito positivo della sperimentazione, l’azienda italiana potrebbe essere in grado di produrre migliaia di dosi entro l’anno prossimo e centinaia di migliaia entro il 2016.

”Possiamo produrre solo qui il vaccino al momento – ha sottolineato Cortese durante la conferenza ‘Bioeconomy Rome 2014‘ – abbiamo creato una joint venture con l’Irbm SpA di Pomezia e abbiamo un accordo per aumentare la produzione fino a centinaia di migliaia di dosi. Speriamo proprio che funzioni, anche perchè ci sono molte aspettative su questo, ma quello che possiamo dire finora è che è molto efficace sulle scimmie e che e sicuro per gli uomini. Il problema ora è dimostrare che sia efficace anche sull’uomo, io credo che un test con un placebo sia il modo migliore. Quello che ci fa ben sperare è che le scimmie sono colpite dallo stesso virus che attacca l’uomo a differenza ad esempio di cosa avviene per l’Hiv. Abbiamo deciso di testare su Ebola la nostra idea, cioe usare l’adenovirus delle scimmie, perchè è un virus molto aggressivo che colpisce per primo il sistema immunitario, un buon test per la tecnologia che può poi essere adattata ad altre patologie”.

Cortese spiega come è nato Chad3Ebola-Zaire, il nome tecnico del vaccino: “abbiamo lavorato 5 anni a questo vaccino e quando abbiamo capito che era maturo per poter essere testato sugli animali, ci siamo rivolti all’unico laboratorio al mondo dove è possibile fare esperimenti con il virus Ebola, visto che in Europa non si può fare. Così abbiamo cominciato a collaborare con i National Institutes of Health: inviavamo loro i vaccini prodotti negli stabilimenti di Pomezia e Napoli per la sperimentazione sugli animali”.

Il vaccino contiene una singola proteina del virus Ebola del ceppo dell’Africa occidentale.

Intanto un team di ricercatori dell’Università dello Utah ha scoperto un nuovo possibile bersaglio molecolare per il virus Ebola che sta mettendo paura al mondo intero. Gli scienziati americani hanno pubblicato sulla rivista Protein Science un’analisi della molecola individuata – nota come peptide mimica – che è presente in tutti i ceppi finora esaminati della malattia. I ricercatori, guidati da Debra Eckert e Michael Kay, hanno verificato che la proteina regola l’ingresso del virus nelle cellule umane e potrebbe rappresentare un target terapeutico molto utile per la messa a punto di un farmaco che contrasti l’epidemia in corso.

“Attualmente – spiega la dott.ssa Eckert – si sta lavorando molto per cercare di colpire una specie particolare di virus, la Zaire, che è quella che sta causando l’epidemia in atto in Africa Occidentale. Credo però che il nostro approccio sia molto più corretto perché ci permette di elaborare una strategia universale contro Ebola”.

Di seguito le informazioni basilari per prevenire ed intervenire nel caso del virus Ebola, che non è presente in Italia e non desta reali preoccupazioni per il nostro paese, ma anche di altre infezioni:

  1. Il periodo di incubazione di Ebola va da 2 a 21 giorni;
  2. I sintomi sono: febbre alta, nausea, vomito e diarrea, fino ad arrivare ad emorragie diffuse;
  3. Il rischio di esposizione al virus Ebola è estremamente basso. Le seguenti misure preventive dovrebbero eliminare il rischio di contagio: – evitate il contatto diretto con il sangue o con liquidi corporei di un paziente o di un cadavere e con oggetti che potrebbero essere stati contaminati – evitate la vicinanza di animali selvatici e non consumate selvaggina – evitate i rapporti sessuali non protetti;
  4. I medici dello Spallanzani sono preparati a valutare qualsiasi situazione e l’Accettazione è aperta h24 (Tel. 06-551701);
  5. Il servizio di virologia dello Spallanzani è operativo h24 Tel. 06.55170666, un virologo risponde a medici per eventuali accertamenti diagnostici;
  6. Presso lo Spallanzani è attivo un Ambulatorio Malattie Infettive e Tropicali;
  7. Chiedere ai primi sintomi subito assistenza medica, sia che siate all’estero che in Italia e riferite di contatti e posti in cui siete stati;
  8. Lavare spesso le mani e gli indumenti indossati: sapone, candeggina, luce solare o asciugatura uccidono facilmente il virus Ebola come altri virus;
  9. Cucinare bene i cibi in particolare quelli di origine animale e mangiare frutta perfettamente integra, cioè non contaminata dai morsi dei pipistrelli della frutta (Pteropodidae);
  10. Sul portale del Ministero della Salute, una scheda con 15 domande e risposte a cura della direzione generale della prevenzione, l’OMS e l’ECDM (Centro Europeo per la Prevenzione delle Malattie) offre consigli ancor più dettagliati per chi deve viaggiare o è di rientro dall’estero;
  11. Non esiste né vaccino preventivo, né una terapia specifica per il virus Ebola;
  12. È fondamentale un intervento precoce appena si manifestano i sintomi, è questa la sola possibilità per abbassare la mortalità che è del 70%.

L’infezione ha colpito Liberia, Sierra Leone, Guinea e Nigeria, ha fatto finora 1.350 morti con 2.473 casi di malattia da virus. Il governo di Conakry ha raccomandato ai propri cittadini di non toccare i corpi delle persone decedute, un’usanza molto comune durante le esequie, e di evitare la carne di pipistrello, un potenziale vettore del virus.

La buona notizia è che il caso sospetto di Ebola emerso in Canada è invece risultato negativo ai test di verifica delle autorità sanitarie, come conferma anche l’Oms. Il soggetto, che ha viaggiato di recente in Africa, potrebbe essere affetto da malaria.

In ogni caso, proteggersi dall’infezione del virus Ebola potrebbe essere presto possibile grazie a una serie di sperimentazioni condotte per trovare un rimedio antinfettivo. L’ultimo studio in ordine di tempo è quello coordinato dall’Istituto per le malattie infettive dell’esercito degli Stati Uniti e pubblicato sulla rivista Pnas.

In una sperimentazione condotta su un gruppo di scimmie, il cocktail, somministrato entro un’ora dal contatto con il virus, si è dimostrato in grado di proteggere e di far sopravvivere tutti gli animali. Con una somministrazione posticipata a 48 ore, il tasso di protezione scendeva al 75 per cento.
Spiegano gli autori: “finora tutti i tentativi di utilizzare anticorpi monoclonali contro il virus sono falliti, quindi il livello di protezione di questo mix è impressionante. Inoltre il metodo di produzione che stiamo studiando è potenzialmente molto economico, perché il cocktail è stato prodotto da piante di tabacco ingegnerizzate”.

Un’altra ricerca dello Scripps Research Institute di La Jolla, sempre negli Stati Uniti, si è concentrata invece su una specifica variante di Ebola, il virus Sudan. I ricercatori americani guidati da Erica Ollmann Saphire, che hanno pubblicato la loro scoperta su Nature Structural and Molecular Biology, hanno messo a punto un nuovo anticorpo efficace proprio nei confronti di questa variante.

L’anticorpo in questione riduce la libertà di movimento di una proteina dell’involucro del virus, diminuendone di conseguenza la capacità di penetrazione cellulare. Si tratta dello stesso meccanismo utilizzato per un altro anticorpo, che neutralizza un’altra variante del virus, l’Ebola-Zaire.

Un gruppo di ricercatori dell’Università dello Iowa, negli Stati Uniti, ha scoperto invece una proteina recettoriale che facilita l’infezione dei virus Ebola e Marburg, quest’ultimo responsabile di una febbre emorragica spesso fatale.

Lo studio, pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences, è riuscito anche ad individuare un anticorpo che si lega alla proteina bloccando di fatto l’accesso all’organismo da parte dei due virus. La proteina, chiamata Tim-1, è presente nelle cellule epiteliali del nostro organismo, e in particolare nelle mucose delle vie respiratorie e degli occhi, le porte d’accesso dei virus, e svolge un ruolo di ausilio nei confronti degli agenti patogeni, consentendo ad Ebola e Marburg di infettare i tessuti.

Nel contempo, però, gli scienziati hanno messo a punto un anticorpo, denominato Ard5, che pare in grado di fermare entrambe le infezioni. Ora il compito non facile per i ricercatori sarà di realizzare una versione dell’anticorpo adatta all’organismo umano e che mantenga lo stesso livello di efficacia.

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