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La Nuova IRBM di Piero Di Lorenzo – Malattie non più neglette

La Nuova IRBM Di Piero Di Lorenzo – Malattie Non Più Neglette

IRBM di Piero Di Lorenzo: un consorzio pubblico-privato per trovare (anche) farmaci per il Sud del mondo

La dismissione di un centro scientifico italiano d’eccellenza, l’IRBM SpA, specializzato in biologia molecolare; il suo salvataggio, tre anni fa, con l’acquisizione da parte di un imprenditore privato, Piero Di Lorenzo, con l’obiettivo di rivitalizzare un patrimonio scientifico; la recente creazione di un consorzio, con la partecipazione di Cnr e Istituto superiore di sanità, vale a dire le due massime istituzioni medico-scientifiche del Paese; l’idea e la speranza, infine, di dedicarsi anche alla ricerca di farmaci contro le cosiddette “malattie neglette”, con obiettivi sia economici sia sociali. Un percorso, per molti aspetti, rappresentativo dei tempi, dei problemi, ma anche delle risorse della ricerca in Italia.

Piero Di Lorenzo

IL LABORATORIO – Il laboratorio in questione, l’IRBM SpA di Pomezia, a sud di Roma, apparteneva alla multinazionale americana Merck, che lo aveva ereditato dall’italiana Angelini. Le continue acquisizioni e fusioni in grandi gruppi farmaceutici portano alle concentrazioni della ricerca. E l’Italia, come è capitato spesso negli ultimi anni, è tra i Paesi più colpiti: tra i laboratori “sacrificati” c’è quello di Pomezia, che pure è già un’eccellenza a livello mondiale, soprattutto nel campo dei peptidi (i “mattoni delle proteine”). Tra le sue realizzazioni la creazione del raltegravir, una sostanza che blocca un enzima coinvolto nella replicazione dell’Hiv, sviluppato tra gli altri da Vincenzo Somma e Sergio Altamura. «La Merck ha lasciato il laboratorio, concedendo alcune commesse e supporto per tre anni — dice Piero Di Lorenzo, l’imprenditore romano che ha rilevato il parco scientifico e rilanciato l’attività —. Siamo intervenuti perché non si disperdessero i “cervelli” (ne sono rimasti circa 70) e per utilizzare attrezzature di alto livello e d’avanguardia, soprattutto nel campo dello screening computerizzato delle molecole. Cnr e Iss si sono interessati alle nostre potenzialità ed è nato il consorzio con l’obbiettivo di creare un servizio per le aziende». Un consorzio pubblico-privato quindi, denominato con la sigla un po’ astrusa di Cnccs. Alla cui direzione scientifica è rimasto uno scienziato di fama internazionale, Ralph Laufer, con i ricercatori Somma e Altamura.

 

Piero Di Lorenzo: Collaborazione pubblico e privato per sconfiggere le malattie rare: il servizio del TG1

LA RICERCA – «Come produzione scientifica di base — dice Giovanni Rezza, direttore del dipartimento malattie infettive e parassitarie dell’Istituto superiore di sanità e presidente del consorzio — l’Italia è ben piazzata, ma bisogna riempire il gap che c’è tra la ricerca e la realizzazione di nuovi farmaci e brevetti. In questo trasferimento siamo deboli, manca la connessione tra ricerca e industria: la missione del consorzio è proprio questa». Non per niente, negli ultimi tre anni si è verificato un calo del 20% delle registrazioni italiane all’Ufficio brevetti europeo, in campo biomedico. Ma quali saranno gli obbiettivi concreti che si porranno, appena l’attività di ricerca sarà pienamente a regime? «Una delle idee — dice Rezza — è di puntare su settori finora trascurati, come le malattie dette appunto “neglette”». Con questo termine si indica un gruppo di malattie che riguarda circa un miliardo di persone nel mondo, lo strato di popolazione più povero, tanto da essere definite anche “malattie della povertà”. E che non vanno confuse con le “malattie rare”. «Le malattie rare derivano da una fragilità dell’individuo — dice Rezza —. Quelle neglette, che non sono affatto rare, derivano dalla fragilità delle società». Si tratta principalmente di 13 infezioni parassitarie e batteriche, che insieme alla febbre Dengue causano un carico di patologie e disabilità superiore a quello delle due principali malattie delle aree povere, cioè la malaria e la tubercolosi, e provocano più di mezzo milione di morti all’anno. Sono “neglette” perché riguardano aree geografiche a volte ristrette, comunque povere. Per dirla brutalmente, toccano marginalmente il mondo occidentale e per questo le farmaceutiche vi hanno prestato scarsa attenzione. «Ma questo non significa che oggi non siano anche economicamente interessanti, proprio perché riguardano vasti strati di popolazione — conclude Rezza —. Le capacità scientifiche dell’Irbm sono un’occasione da non perdere per affrontare un terreno fin qui trascurato».

 

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