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IRBM: la ricerca d’avanguardia ripartita con Piero Di Lorenzo

IRBM: La Ricerca D’avanguardia Ripartita Con Piero Di Lorenzo

A Pomezia c’era una volta un parco biologico molecolare d’avanguardia, che rischiava la fine. Poi arrivò un imprenditore romano. Così tutto si è rimesso in moto.
RaltegraVir è il nome del principio attivo di un farmaco antivirale, utile nella lotta contro l’aids. La scoperta è valsa il Prix Galien Usa alla Irbm, braccio italiano per la ricerca farmaceutica del colosso statunitense Merck.

Un successo che, nel 2008, non ha fatto desistere la multinazionale dall’intenzione di cedere l’istituto Irbm SpA, importante centro di biologia molecolare e biotecnologie che ha sede a Pomezia (Roma). Obiettivo della Merck era concentrare la ricerca negli Stati Uniti. E le trattative avevano provocato subito la più classica delle fughe di cervelli all’estero: 50 ricercatori si erano dimessi per traghettare verso altre aziende; lo scorso settembre i 150 scienziati superstiti erano stati messi in mobilità.

La ricerca, che rischiava di bloccarsi, ripartirà invece l’8 marzo. Che cosa è successo?

Piero Di Lorenzo

, un imprenditore romano, ha deciso di investire in un settore dove il profitto non è scontato.
«Abbiamo già recuperato 30 ricercatori di alta qualità. Speriamo di reimpiegarne altri 60 e poi altri ancora, ma dipenderà dai lavori che saranno contrattualizzati. L’importante era ripartire e salvare un’azienda che è un nostro fiore all’occhiello» spiega Piero Di Lorenzo, presidente e amministratore delegato della Irbm.

piero di lorenzo

«Scienziati di fama internazionale ci rendono fortemente competitivi. Disponiamo di tecnologie all’avanguardia e di strumenti di cui esistono pochi esemplari al mondo» aggiunge Ralph Laufer, direttore scientifico.
Per esempio, l’unità di screening automatizzato.

«Possiamo ricreare in microprovette il meccanismo molecolare alla base della malattia, e analizzare contemporaneamente l’effetto di migliaia di molecole chimiche per combatterla in modo mirato» dice Sergio Altamura, direttore del dipartimento di biologia.
È suo il merito di avere compreso il meccanismo d’azione delle molecole progenitrici del raltegravir nel 1997, dieci anni prima che il principio attivo diventasse farmaco. La scoperta del principio attivo non significa necessariamente un nuovo prodotto in commercio. La maggior parte dei candidati farmaci muoiono nelle fasi successive della sperimentazione.
Succede di rado che un ricercatore realizzi il sogno di vedere una propria molecola trasformarsi in medicinale. È accaduto a Vincenzo Summa, l’inventore di raltegravir: una sostanza che blocca un enzima coinvolto nella replicazione dell’Hiv, il virus dell’aids.
«Quando l’enzima è colpito, si arresta la diffusione dell’infezione. Le concentrazioni del virus nel sangue si mantengono a livello molto basso e gli effetti della malattia sull’organismo vengono rallentati» precisa Summa, direttore del dipartimento di chimica.
Attualmente sono allo studio altre molecole destinate a essere utilizzate, se tutto andrà bene, nel campo dei tumori, dell’epatite C, dell’obesità. Quest’ultimo settore è uno di quelli in cui, finora, i farmaci hanno dato esiti alquanto deludenti. Chissà che non sia la volta buona.

Fonte:
Panorama “Tranquilli, il futuro non chiude

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