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IRBM SpA: anche i cervelli hanno mercato

IRBM SpA: Anche I Cervelli Hanno Mercato

La multinazionale vende i laboratori? Sempre più spesso c’è un’azienda italiana pronta a comprarli. Piero Di Lorenzo, che ha appena acquistato gli impianti Merck, spiega perché.

Passi la delocalizzazione della manifattura a basso valore aggiunto, ma quando lo spettro della chiusura si aggira nei laboratori di ricerca, fra quel personale altamente qualificato che il valore aggiunto vorrebbe crearlo, allora è allarme vero. E negli ultimi mesi sono stati lanciati diversi Sos. Non tutti sono caduti nel vuoto. Da Nokia-Siemens a Glaxo, da Nerviano Medical Sciences a Motorola, centinaia di ingegneri, medici, fisici, matematici e biologi hanno trovato, o almeno hanno speranza di ritrovare, un’occupazione all’altezza della loro formazione.

È quello che è successo anche con l’Irbm di Pomezia, passata a un imprenditore laziale, Piero Di Lorenzo, che ha acquisito l’istituto di ricerca biologico-molecolare per 100 milioni dalla casa farmaceutica Merck. “Organizzare studi sull’Hiv non è come produrre detersivi o tondini di ferro. È  molto più difficile, ma tanto più gratificante” dichiara Di Lorenzo. ” Io ho rischiato e quando ho avuto le prime commesse ho assunto i primi 35 ricercatori su 150. Fra poco ne assumeremo altri 35 perché stanno arrivando altre commesse. Abbiamo impedito che i più bravi di loro scappassero all’estero”.

Lei viene da altre realtà come la comunicazione e il lobbying. Perché punta sull’Irbm?

“Volevo diversificare. Avevamo analizzato varie opzioni: fashion, arredamento, farmaci. Poi si è presentata la possibilità di entrare dalla porta principale nella ricerca e la cosa ci ha affascinato: si è aperto un mondo”.

È stata un’operazione complicata?

Il Rapporto con Merck Sharp & Dohme era agevolato dal fatto che sia i vertici italiani che quelli americani mi conoscevano bene. Ero un loro consulente.

Inutili cattiverie. La Regione ci aveva messo 12 milioni di euro ma nessuno aveva fatto offerte serie. Merck mi ha aiutato, ma chi prima di me ha tentato di rilevare il laboratorio pretendeva commesse annue garantite da Merck per 30 milioni di euro. In questo modo chiunque potrebbe fare l’imprenditore.

Ora l’azienda è italiana?

Al 100%. A parte qualche quota riservata ai manager, L’Irbm è totalmente della mia famiglia e quindi oggi è patrimonio del Paese:  mi viene da ridere quando penso al gossip su “chi c’è dietro Di Lorenzo”. Ci sono i figli, la fortuna di trovarsi al posto giusto nel momento giusto e la determinazione.

Si avvale di finanziamenti pubblici?

Neanche un euro.

Avete già commesse significative?

Abbiamo avuto conferma che Merck continuerà su Irbm le ricerche sui peptidi e su altri filoni che già erano stati avviati.

Solo la Merck?

Abbiamo già registrato tantissime manifestazioni di interesse come quella del Professor Riccardo Cortese, uno dei più noti scienziati italiani, che lascia Oxford per venire a lavorare con la sua équipe all’Irbm: con lui produrremo Adenovirus di cui c’è grande richiesta sul mercato internazionale.

E poi?

Le Università La Sapienza di Roma e Federico II di Napoli ci hanno offerto importanti partnership.

 

Tratto da: Economy, Il Business Magazine di Mondadori, 2010

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