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L’Irbm di Pomezia riapre. E guarda al futuro

L’Irbm Di Pomezia Riapre. E Guarda Al Futuro

Riparte e punta all’eccellenza l’Istituto di ricerca in biologia molecolare (Irbm) di Pomezia (Roma).

Proprio i suoi laboratori pochi anni fa avevano messo a punto un innovativo farmaco contro l’Aids e in questi giorni ripartono, scongiurata la chiusura dopo che l’imprenditore romano Piero Di Lorenzo ha acquistato l’Istituto dall’azienda farmaceutica Merck Sharp & Dome.

Il centro è un parco scientifico che si estende per 72mila metri quadrati, con 22mila metri quadrati di laboratori dotati di attrezzature all’altezza dell’avanguardia internazionale.

«Sento molto la responsabilità di questa operazione – spiega Piero Di Lorenzo, finora attivo nei settori della produzione televisiva, comunicazione, consulenza e immobiliare- investire in ricerca è una decisione nata per caso, ma gratificante.»

Vaccini, farmaci contro malattie cardiovascolari e virali continuano ad essere gli obiettivi primari della ricerca  in Irbm. L’istituto nasce come start-up con un piccolo gruppo di ricercatori: «Adesso siamo in 35 – racconta il direttore dell’Unità di biologia, Sergio Altamura, che negli anni Novanta ha visto nascere Irbm -. Ci sono affezionato, e quando si parlava di chiusura ero dispiaciuto che un eccezionale centro di ricerca rischiasse di andare perduto.  »

Come lui, altri pionieri del centro non hanno mollato. Adesso, aggiunge Altamura, «siamo un piccolo modello che rappresenta tutte le competenze  dell’Istituto.»

È il nucleo sopravvissuto alla bufera scatenatasi nell’Ottobre 2008, quando la Merck aveva annunciato la chiusura dei laboratori nel Settembre 2009. Intanto, dei circa duecento ricercatori della squadra, una cinquantina sono andati via. «Molti all’estero – dicono i ricercatori superstiti – altri sono rimasti in Italia ma si sono trasferiti al nord».

Una sessantina sono in cassa integrazione e altrettanti in mobilità. È questo il bacino cui Di Lorenzo intende attingere per ripopolare i lavoratori dell’Irbm.

«In qualche settimana – spiega – spero di portare il numero dei ricercatori ad  una cinquantina e spero di richiamarne altri 30 entro l’anno.»

Claudia Marin

Fonte: La Nazione

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