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Viterbo Post: Firmato il progetto Pronat. Quattro sigle per rivalutare le molecole naturali

Inizia una “nuova” era per i medicinali. L’era del progetto Pronat.
Nuova tra virgolette perché in realtà si ritorna ai metodi originari di produzione dei prodotti farmaceutici. Non più composti chimici e sintetici, ma solo molecole di origine naturale.
Il protocollo è stato sottoscritto ieri mattina dall’università della Tuscia, Cnr, Miur, e dal Consorzio di collezione nazionale composti chimici e centro screening (Cnccs). Lo scopo è collaborare insieme e quindi unire la ricerca dei laboratori dell’Unitus con le esigenze delle imprese per raggiungere un obiettivo comune: produrre nuovi farmaci.
Pronat è finanziato dal comitato ministeriale per la programmazione economica (Cipe) per un totale di ben 6 milioni di euro. Di questi fondi l’università della Tuscia percepirà direttamente 500 mila euro per gli studi specifici.
Il progetto mira ad identificare gli agenti bioattivi di origine naturale e vegetale. Per dirla in parole maggiormente comprensibili anche ai non addetti ai lavori: i ricercatori andranno a studiare molecole naturali, come quelle delle piante ad esempio, per scoprire se in esse siano contenuti dei principi attivi che possano essere utilizzati per nuovi farmaci.

“La medicina è nata così – spiega il presidente del Cnr Massimo Inguscio – un tempo ci si curava con ciò che si trovava in natura. Ora con i nuovi mezzi tecnologici di screening e le ottime competenze dei ricercatori si possono creare efficaci medicinali. Ma attenzione, qui si sta parlando di medicine vere, che non hanno nulla da invidiare a quelle chimiche utilizzate ogni giorno. Queste ricerche inoltre, potrebbero finalmente sfatare antichi ‘miti’ sulle proprietà curative di alcuni elementi naturali”.
L’onorevole Giuseppe Fioroni, uno dei primi fautori del progetto firmato ieri, già pensa al futuro: “Sono sicuro che le ricerche daranno i frutti sperati, quindi bisogna da subito pensare ad un coordinamento più ampio dell’area di ricerca coinvolgendo la Regione e le realtà sanitarie locali”.

“Il corpo accademico deve ribaltare il concetto di ricerca scientifica universitaria – sottolinea il rettore dell’Unitus Alessandro Ruggieri – perché non deve più essere fine a sé stessa, ma necessariamente proiettata verso gli interessi e i bisogni delle imprese, deve essere quindi funzionale”.
Soddisfatto dell’accordo infine il professor Marco Mancini, ex rettore dell’università della Tuscia e ora capodipartimento del Miur che crede nelle enormi potenzialità future che il progetto svilupperà e aggiunge: “Avere a disposizione le competenze dell’Untius significa possedere una garanzia di qualità scientifica”. Dello stesso avviso è anche Piero di Lorenzo, amministratore delegato del Cnccs e presidente dell’Irbm SpA.

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