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Research Italy: Pronat, la nuova era dei farmaci

L’Università della Tuscia (UNITUS), il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) e il Consorzio Collezione Nazionale di Composti Chimici e Centro Screening (CNCCS) hanno siglato un protocollo per stabilire una collaborazione diretta nel campo della ricerca scientifica, mirata all’individuazione di molecole per preparare farmaci naturali.

Si tratta del progetto PRONAT, finanziato dal comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe) tramite il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR), con un finanziamento di 6 milioni di euro, nato con lo scopo di tornare ai metodi originari di produzione dei prodotti farmaceutici, costruiti non più su composti chimici e sintetici, ma solo da molecole di origine naturale.

Erano presenti il Rettore Prof. Alessandro Ruggieri, il Capodipartimento del MIUR Prof. Marco Mancini, il Presidente del CNR Prof. Massimo Inguscio, l’Amministratore Delegato del Consorzio CNCCS/Presidente IRBM SpA. Dr. Piero Di Lorenzo, e l’onorevole Giuseppe Fioroni già Ministro del MIUR.

Il progetto mira all’identificazione di agenti bioattivi di origine naturale e vegetale, a cominciare da quelle delle piante, ad esempio, per scoprire quei principi attivi che potrebbero essere utilizzati per la realizzazione di nuovi farmaci.

La medicina è nata così – spiega il presidente Inguscioun tempo ci si curava con ciò che si trovava in natura. Ora con i nuovi mezzi tecnologici di screening e le ottime competenze dei ricercatori si possono creare efficaci medicinali. Ma attenzione, qui si sta parlando di medicine vere, che non hanno nulla da invidiare a quelle chimiche utilizzate ogni giorno. Queste ricerche inoltre, potrebbero finalmente sfatare antichi ‘miti’ sulle proprietà curative di alcuni elementi naturali”.

L’onorevole Giuseppe Fioroni, uno dei primi fautori del progetto firmato ieri, già pensa al futuro: “Sono sicuro che le ricerche daranno i frutti sperati, quindi bisogna da subito pensare ad un coordinamento più ampio dell’area di ricerca coinvolgendo la Regione e le realtà sanitarie locali”.

Il corpo accademico deve ribaltare il concetto di ricerca scientifica universitaria – sottolinea il rettore dell’UNITUS Alessandro Ruggieriperché non deve più essere fine a sé stessa, ma necessariamente proiettata verso gli interessi e i bisogni delle imprese, deve essere quindi funzionale”.

Avere a disposizione le competenze dell’UNITUS significa possedere una garanzia di qualità scientifica” ha dichiarato il professor Marco Mancini, ex rettore dell’università della Tuscia e ora capodipartimento del Miur crede nelle enormi potenzialità del progetto “E’ un momento importante per la ricerca italiana, perché stiamo varando un piano globale per la ricerca che supera i 2 miliardi di euro e che coinvolgerà molti e qualificati centri di ricerca“.

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