skip to Main Content

Piero Di Lorenzo: “IRBM ponte tra università e industria”

Piero Di Lorenzo: “IRBM Ponte Tra Università E Industria”

I loro nomi sono finiti sui giornali di tutto il globo per il vaccino anti-Ebola, prossimo a una sperimentazione sull’uomo che potreb­be partire nelle prossime settimane. La lrbm SpA di Pomezia e il suo amministratore delegato, Piero Di Lorenzo, hanno però una storia molto particolare.

Nel  2009 il  laboratorio  laziale  faceva parte del colosso farmaceutico Merck & Co., che aveva deciso di chiuderlo. Piero Di Loren­zo, un consulente che per Merck curava i rapporti con le istituzioni italiane, decise di rilevare la struttura. La Irbm riaprì i battenti con 35 collaboratori, una piccola parte dei 200 tecnici che ci lavoravano ai tempi della Merck.

Duecento ricercatori a casa, azienda abbandonata come le altre di Pomezia: Selex, Mondadori printing, Radim. I dirigenti della Irbm, in quei giorni, contattarono il loro ufficio stampa, Piero Di Lorenzo, già immobiliarista dell’Edilnord dei Berlusconi, titolare di un’agenzia di produzione televisiva. L’uomo aveva fin lì confezionato fiction da primato per Rai-Due come “Butta la luna” (con Fiona May), format di basso intrattenimento come “I raccomandati” (questa per RaiUno). Diciotto milioni l’anno di giro d’affari solo con la tv di Stato, oggi azzerati “perché ho denunciato due funzionari che mi hanno chiesto tangenti e Gubitosi mi ha cancellato dal palinsesto”.

A settembre 2009 Piero Di Lorenzo lascia la Ldm comunicazione al figlio e acquista l’IRBM SpA di Pomezia, attrezzature comprese, dalla multinazionale americana. Chiede ai sindacati confederali di lasciarlo lavorare e l’ottiene. Riparte a marzo 2010 con i cinquanta ricercatori migliori, tra loro lo scopritore dell’Isentress, un farmaco che ha cambiato le terapie per curare l’Aids.

piero di lorenzo

“Ora siamo tornati ai livelli di prima, ed è rientrato l’85 per cento di quelli che erano andati a lavorare altrove, spesso all’e­stero”, racconta Piero Di Lorenzo, 64 anni, che fino al caso Ebola era conosciuto alle crona­che soprattutto per le denunce di estorsione fatte alla magistratura nei confronti di due dirigenti Rai, con i quali si sarebbe scontrato nella sua attività di produttore televisivo.

La resurrezione industriale s’incrocia con la volontà di indipendenza di quattro ricercatori alternativi, che nel frattempo erano usciti dal marchio globale Merck per fondare una loro società, l’Okairos, stanziata a Basilea. Ed è da un’intuizione di Riccardo Cortese, un biologo dell’Università Federico Il di Napoli, con il quale l’IRBM ha costruito i laboratori  per la sperimentazione, che nasce il vaccino anti-Ebola.

Ma la lrbm ha diverse altre partnership. Una di queste è con la British American Tobacco, gigante mondiale delle sigarette, che di recente ha annunciato un piano d’investimenti da un miliardo di euro sulla filiera produttiva del tabacco in Italia, con accordi di fornitura che vanno dai coltivatori delle foglie alle macchine utensili. A Irbm la multinazionale ha affidato il com­pito di effettuare una sperimentazione per lo sviluppo delle sigarette elettroniche, già lan­ciate in Gran Bretagna, dove la regolamenta­zione è più stabile.
Piero Di Lorenzo, che vuole fare della sua azienda il ponte fra il mondo dell’università e quello dell’industria, dice che “Irbm e le società collegate hanno raggiunto nel com­plesso un giro d’affari da 30 milioni”.

Guarda il video dell’intervista di Piero Di Lorenzo a Uno Mattina

Back To Top