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Il Tempo: Siamo entrati nel bunker di Ebola

Il vaccino è nato nel laboratorio top secret dell’Irbm SpA di Pomezia. Risultati positivi ai test. L’Italia pronta a produrre novantamila dosi al mese

È nato nel 2010 in un bunker di vetro e cemento a Pomezia il vaccino italiano anti-Ebola. Due porte blindate serrano l’accesso al laboratorio «segreto» dove trenta ricercatori lavorano isolati dal mondo. Tute, mascherine, guanti e scarpe speciali per evitare di essere contagiati mentre manipolano provette e distillatori. Sembra di essere alla Nasa. E invece siamo all’Irbm SpA, il parco di biotecnologie sulla Pontina dove si studiano i farmaci del futuro. Ventiduemila metri quadrati di laboratori che l’americana Merck cinque anni fa voleva chiudere per razionalizzare la produzione e rinata grazie ad un progetto tutto italiano.

“Investendo su vaccini e farmaci di alto livello siamo riusciti a richiamare ricercatori anche dall’estero. Ora ne abbiamo quasi duecento: arrivano da Germania, Svizzera, India e perfino Australia”, spiega Piero Di Lorenzo, presidente dell’Irbm SpA infilando la rampa che conduce al laboratorio dove si assembla il ChAd3 Zbov, come viene definito in gergo il vaccino. Cartelli con il segnale di pericolo sono dappertutto e ricordano che “l’accesso è permesso solo al personale autorizzato”. Gli «ospiti» devono fermarsi di fronte ad una vetrata che serra un lungo corridoio dove passano i ricercatori dopo che hanno indossato le protezioni. “Ci vuole un’ora per vestirsi così e altrettanto per togliere questi abiti”, raccontano. Nessuno però si lamenta. “La ricerca è passione”, allargano le braccia. E poter contribuire alla lotta contro Ebola è per loro un dovere.

Dal 6 dicembre 2013, quando è stato registrato in Guinea il primo caso, l’epidemia ha ucciso 6.915 persone e ne ha infettate 11.807, secondo i dati del Cdc di Atlanta, il Center for Desease Control statunitense che monitora la situazione. Gli americani a Pomezia sono di casa.

“È stato il National Institutes of Health, l’Istituto nazionale per la salute degli Usa a validare il laboratorio anti-Ebola – sottolinea Di Lorenzo – Volevamo essere sicuri che tutto fosse okay, perché poi parte degli esperimenti li abbiamo condotti in collaborazione con loro. Il 31 agosto scorso, mentre la malattia avanzava in Africa, abbiamo visto che il ritrovato funzionava al 100% nelle scimmie. È così iniziata la Fase 1 della sperimentazione sull’uomo negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, con duecento volontari, un risultato eccezionale”.

Il vaccino nato dall’intuizione del «genio» della biologia molecolare Riccardo Cortese, ha funzionato: è riuscito a creare anticorpi specifici per il virus. Nei «trial» sono state impiegate 10mila dosi del prodotto. Ora la joint venture Advent (50% Irbm SpA e 50% Okairos) è pronta a produrre 90mila dosi al mese per la Fase 2. La sperimentazione propedeutica alla commercializzazione del vaccino. Il brevetto è stato acquistato dalla britannica GlaxoSmithKlinne per 250 milioni di euro che adesso sta sviluppando il medicamento con la società italosvizzera che dal 2007 lavora per battere anche malaria, Aids e Marburg. Il 15 e 16 dicembre scorso l’Organizzazione mondiale per la sanità ha esaminato la domanda per l’avvio della sperimentazione del ChAd3. Gli studi, scrive l’Oms, potrebbero iniziare a febbraio. Per evitare che le prove in laboratorio possano contaminare Pomezia e dintorni, il parco biotecnologico è autonomo per quanto riguarda acqua, energia elettrica e immondizia. Tute, mascherine e provette usate nel bunker Ebola vengono trattate come rifiuti speciali ospedalieri e non finiscono in discarica.

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