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Vaccino, una speranza dall’IRBM di Piero Di Lorenzo

È il  «miracolo  italiano»  del vaccino anti-Ebola, che oggi ver­rà spiegato nei dettagli alla co­munità scientifica internaziona­le dall’edizione online di Nature Medicine. La scoperta che promette di fermare l’epidemia che in Africa è costata già 2100 vite nasce a 25 chilometri da Roma, nella cittadella scientifica che è la Irbm SpA di Piero Di Lorenzo.

L’IRBM l’aveva messa su pro­prio quel professor Riccardo Cortese, alla guida del team ita­ lo-svizzero che promette di dare scacco non solo a Ebola ma an­che ad Hiv, epatite C e malaria, “perché il meccanismo  con il quale agisce il vaccino è pratica­ mente lo stesso, bastano piccole modifiche e può funzionare anche contro altri virus”, assicura il pro­fessore. Lui l’Irbm l’ha diretta per 15 anni, prima di togliere il distur­bo dopo l’acquisto da parte del co­losso farmaceutico americano Me­rk, la quale a sua volta l’ha ceduta a un lungimirante imprenditore ita­liano, Piero Di Lorenzo.

piero di lorenzo

Ma all’inizio con gli americani non c’è intesa. Da qui l’idea di crea­re Okairos, società biotech specia­lizzata in vaccini ancora tutti da scoprire.

“L’idea del vaccino con­tro Ebola  e altri virus micidiali l’avevamo già in mente, ma nessu­na delle tante porte alla quali ho bussato si è aperta”, racconta Cor­tese. Tutto il contrario di quel che avviene quando il professore si trasferisce a Basilea, “perché se da noi ne trovi due disposti a investire capitale di rischio qui sono almeno mille”. E i soldi arrivano, inizial­mente 20 milioni, ai quali poi si ag­giungeranno le risorse messe sul piatto dalla Regione Lazio, dal Cnr e dall’Istituto Superiore di Sanità. Quando le professionalità ci sono però il rischio viene ripagato. La piccola Okairos si rilancia a testa bassa nella ricerca del vaccino anti-Ebola, lavorando a stretto contatto anche con i National In­stitutes of Healt americani.

I risultati arrivano, “con mio stupore i test sulle scimmie danno risultati eccezionali e arriva l’ok dell’Aifa e della Food & Drug Ad­ ministration americana alla spe­rimentazione sull’uomo”, ricorda il professore. Che poi spiega in pa­role semplici come funziona il vac­cino, anticipando i risultati pub­blicati oggi.

Piero Di Lorenzo“Siamo partiti da un banale adenovirus (quello del raf­freddore, ndr). Con delle modifi­cazioni genetiche siamo riusciti a trasformarlo in un killer capace di agire contro gli agenti patogeni” Ebola, ma anche Hiv e altri virus. “Le cellule modificate – prosegue – non si limitano a creare anticorpi come i tradizionali vaccini pre­ventivi, ma riescono a individuare il virus proprio quando questo si introduce  nell’organismo, bloc­cando l’infezione sul nascere”.

 

Una scoperta che potrebbe sal­vare milioni di vite umane se supererà l’esame dei test sull’uomo, che partiranno su 10 mila portato­ri di Ebola ma che potrebbero presto essere estesi ad altre malattie mortali. Ma per passare  dall’in­venzione alla produzione servono stabilimenti attrezzati e specializ­zati.  Servono insomma capitali che solo le multinazionali possono mettere in campo.

E infatti la bella favola italiana finisce qui, per virare verso un fi­nale già noto a molte imprese no­strane. Non certo solo del farma­ceutico. Cortese infatti vende la sua Okairos alla multinazionale della pillola Glaxo Smith Kline, che preparerà sempre a Pomezia, i primi lotti di vaccino.

“Siamo par­titi da 20 milioni di venture capital e abbiamo venduto nel 2013 dopo solo 5 anni per 260 milioni”, di­chiara con orgoglio l’inventore del vaccino. Che però ci tiene a ricor­dare che il capitale umano resta made in Italy.

In Usa quando parlano di inno­vazione usano dire «we need a new game», abbiamo bisogno di un nuovo gioco. Chissà che il vacci­no anti-Ebola non ci insegni come essere anche noi della partita.

 

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Servizio del TG2 Dossier sull’IRBM di Piero Di Lorenzo

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